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Rientro a scuola e Covid-19: orientarsi in un periodo incerto

Ecco le principali linee guida e le risposte alle domande più frequenti dei genitori sul rientro a scuola per non rimanere impreparati in questo delicato momento

Rientro a scuola e Covid-19: orientarsi in un periodo incerto

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Ecco le principali linee guida e le risposte alle domande più frequenti dei genitori sul rientro a scuola per non rimanere impreparati in questo delicato momento

Il rientro a scuola desta molte preoccupazioni e domande da parte dei genitori. Dopo l’emergenza Covid-19, i bambini rientrano con tutte le difficoltà connesse a questo periodo di incertezze legato all’evoluzione della pandemia. A partire dal 7 settembre 2020 le scuole riaprono in tutta Italia e un documento frutto del lavoro coordinato dal Ministero dell’Istruzione tra Regioni, enti locali, scuole e sindacati fissa le linee guida scuola per il rientro in sicurezza dei bimbi tra 0 e 6 anni.
Linee guida che nascono anche dalla necessità di garantire la salute dei bambini, a volte troppo piccoli per proteggersi da soli. Si introduce così il concetto di corresponsabilità educativa, che vede genitori e scuola impegnati insieme per avviare la complessa macchina del rientro nelle classi. Il documento invita anche alla riorganizzazione degli spazi e dei bimbi in gruppi stabili, così da limitare l’esposizione e gli assembramenti, e definisce i protocolli di sicurezza per una riapertura che sia duratura e che possa garantire la migliore gestione di eventuali contagi.

 

Rientro a scuola: il ruolo dei genitori

Tata - Rientro a scuola - Corresponsabilità - Linee guida scuola

Il ruolo dei genitori nella riapertura delle scuole diventa chiave con l’introduzione della corresponsabilità educativa, primo punto delle linee guida stilate. L’obiettivo è creare un percorso che coinvolga i genitori nel contenimento del rischio. Per raggiungerlo, diventa fondamentale l’auto-monitoraggio quotidiano delle condizioni di salute sia del bambino sia dei genitori, e di chiunque entri in contatto con il piccolo, come accompagnatori o baby sitter.
I genitori dovranno quindi procedere alla misurazione della temperatura corporea dei bimbi, segnalando se supera i 37,5 gradi, e valutare i sintomi sospetti del Covid-19, come tosse o mal di gola. Nel caso in cui una di queste due condizioni sia verificata, saranno loro a dover tenere i bimbi a casa e comunicare la situazione alla scuola.
Tra i compiti dei genitori c’è anche quello, compatibilmente con l’età del piccolo, di sensibilizzarlo al rispetto delle norme igieniche per contrastare la diffusione del virus. Un compito non facile, che ha lo scopo di inserire, tra le molteplici abitudini del bambino, i comportamenti da seguire per stare al sicuro, come ad esempio: lavarsi o igienizzare spesso le mani, pulire i propri giocattoli con l’aiuto dei genitori, a casa, e degli educatori, in classe, e trasformando quindi l’igienizzazione in un gioco necessario a preservare la salute dei più piccoli.

 

Le linee guida per l’accesso a scuola

Le modalità d’accesso a scuola sono fondamentali per ridurre al minimo la catena di eventuali contagi. Le linee guida prevedono che i momenti dedicati all’accoglienza dei bimbi, a seconda degli spazi a disposizione, avvengano all’esterno della scuola. È quindi l’istituto a stabilire i possibili punti di ingresso, i percorsi da seguire e gli orari di entrata e uscita differenziati per evitare assembramenti.
Ogni bambino può avvalersi di un solo accompagnatore, il genitore o chi per lui, che deve rispettare tutte le regole generali di prevenzione, come ad esempio indossare la mascherina durante tutta la permanenza nella struttura. Inoltre sono stati istituiti dei registri delle presenze per le persone che accedono alla scuola.
La temperatura corporea non è misurata al momento dell’accesso alle strutture educative, ma sia i bambini sia gli accompagnatori e il personale della scuola hanno l’obbligo di eseguire l’auto-monitoraggio a casa. Inoltre, non dovranno essere stati in quarantena oppure in isolamento domiciliare nei 14 giorni precedenti l’ingresso.

 

Riapertura: il ruolo della scuola

L’altro attore principale nell’incastro del rientro a scuola è l’istituto stesso, che deve riorganizzarsi sia in termini di spazi e gestione dell’igiene, sia di personale, tra educatori, docenti e operatori ausiliari. Le linee guida prevedono la stabilità dei gruppi di gioco o sezioni, così come la continuità delle relazioni con le diverse figure adulte con cui i bimbi entrano in contatto. Sono quindi limitati tutti i contatti tra bimbi e personale dei diversi gruppi o sezioni, in modo da ridurre il rischio di esposizione con possibili contagiati.
La riorganizzazione degli spazi richiede che le scuole attuino un sistema di ottimizzazione, sia degli ambienti interni sia di quelli esterni. Ogni gruppo di bimbi o sezione dovrà quindi utilizzare uno spazio in maniera esclusiva, così come esclusivo sarà l’utilizzo di materiale ludico-didattico, come oggetti o giocattoli forniti dalla scuola, in modo da facilitare anche le operazioni di sanificazione. Ogni istituto deve inoltre stilare le proprie linee guida per l’accesso ai bagni, che deve essere contingentato per evitare affollamenti e garantire la pulizia del luogo. 

 

Domande frequenti per i genitori. Cosa fare se…


Auto-monitoraggio: quando e come farlo?

L’auto-monitoraggio va eseguito tutti i giorni a casa, sia per il bambino sia per i genitori, così come per gli accompagnatori. I parametri da valutare sono la temperatura corporea, che deve essere sotto i 37.5 gradi, o la presenza di sintomi respiratori, come raffreddore, mal di gola o tosse, ma anche vomito o diarrea. Se il bambino, o altri conviventi, presentano una di queste due condizioni, è meglio che resti a casa. 

Cosa fare se il bambino ha la febbre o altri sintomi?

In caso di febbre o altri sintomi, oltre a tenere il bambino a casa sarà necessario contattare il pediatra o il proprio medico di base, che saprà dare le indicazioni sanitarie del caso. I genitori dovranno poi avvertire anche la scuola, seguendo i canali indicati dagli istituti durante l’organizzazione per il rientro in classe.

Cosa succede se il pediatra ipotizza che il bambino abbia il Covid-19?

Se dopo la diagnosi il piccolo viene segnalato come sospetto Covid-19, il medico contatterà l’Asl di riferimento e darà tutte le indicazioni del caso per poter svolgere i test diagnostici, come il tampone o il test sierologico. In attesa dei risultati la famiglia dovrà porsi in isolamento domiciliare e seguire le regole per contenere il contagio negli ambienti chiusi: aerare spesso le stanze, utilizzare la mascherina anche in casa e lavare spesso le mani.

Quando il tampone è negativo il bambino può tornare a scuola?

Nel caso in cui il tampone del bimbo sia negativo, i genitori dovranno comunque attendere qualche giorno prima di riportare il piccolo a scuola. Il bambino potrà rientrare quando i sintomi che avevano generato i sospetti sono spariti. Per il rientro a scuola, il consiglio è di attendere sempre l’ok dal pediatra, che potrà richiedere un secondo tampone a distanza di 2 o 3 giorni dal primo. Al secondo esito negativo, il bambino può tornare a scuola senza problemi.

Quando il tampone è positivo cosa devono fare i genitori?

Nel caso in cui il tampone Covid-19 del bimbo sia positivo, i genitori saranno contattati dall’azienda sanitaria competente che inizierà a tracciare tutti i contatti a rischio contagio. Oltre alla famiglia, saranno allertati anche eventuali baby-sitter, la scuola e i compagni di gioco. I genitori dovranno informare i propri datori di lavoro, e se risulteranno positivi, l’intera famiglia sarà posta in quarantena. Per quanto riguarda la classe, sarà l’Asl territoriale competente a decidere se disporre o meno la quarantena anche per la classe del bimbo positivo o della scuola.

Cosa fare se il bambino si sente male a scuola?

Se il bimbo avverte i sintomi mentre è a scuola, sarà messo in isolamento e dotato di mascherina chirurgica. I genitori verranno quindi avvisati per prelevare il piccolo e riportarlo a casa. 

Se la classe del proprio bambino è in quarantena, o la scuola chiude, si ha diritto a permessi speciali di assenza dal lavoro o allo smart working?

La possibilità di usufruire di permessi di lavoro o smart working cambia a seconda del tipo di contratto e delle direttive dell’azienda dove il genitore è dipendente. Il Ministero per le Pari opportunità e la famiglia sta vagliando la situazione, e propone l’utilizzo di congedi retribuiti o l’adozione dello smart working per i genitori durante la quarantena o la malattia del bambino.

Sicurezza a scuola: cosa può portare il bambino?

Anche gli oggetti possono veicolare il virus: per questo motivo è importante che non ci sia scambio di giochi o di altro materiale per la scuola, come penne, pennarelli e pastelli. Il consiglio è di etichettare tutti gli oggetti che il bambino porta a scuola, dalle matite ai giochi, fino alla borraccia per bere. Se il bimbo è abbastanza grande per gestire la mascherina e l’igiene delle mani in autonomia, si può inserire nello zaino anche una mascherina di riserva e il gel disinfettante.

Sul sito istruzione.it è presente una sezione in continuo aggiornamento con le risposte alle domande più frequenti.

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