Tata - Amnesia dissociativa - Facebook

Amnesia dissociativa: genitori inconsapevoli o bisognosi di aiuto?

Per diminuire i casi di abbandono in auto occorre innanzitutto cambiare atteggiamento

Amnesia dissociativa: genitori inconsapevoli o bisognosi di aiuto?

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su email
Tata - Amnesia dissociativa - Facebook
Per diminuire i casi di abbandono in auto occorre innanzitutto cambiare atteggiamento
Indice

I cambiamenti che si trova ad affrontare la famiglia nel corso degli anni sono spesso oggetto di superficiali interpretazioni. Accade in ogni epoca storica.
E così, frasi come: «Ai miei tempi certe cose non succedevano» oppure «oggi si assiste a un egoismo imperante, ognuno pensa solo al proprio lavoro e a fare carriera», sono fondate più sul giudizio che su un’analisi sociologica fatta di mutamenti e trasformazioni. Tale atteggiamento, strutturato quindi su giudizi severi e una sorta di idealizzazione del passato, è valido anche per il fenomeno dei bambini dimenticati in auto dai propri genitori.

Tali eventi, dal 1998 a oggi, nei soli Stati Uniti hanno causato il decesso di oltre 800 bambini. In Italia, anche se il fenomeno è meno diffuso, gli eventi hanno comunque avuto una notevole rilevanza mediatica. Tali casi di cronaca, infatti, sono perlopiù ritenuti dall’opinione pubblica come “inammissibili”. Diversamente, per gli esperti in ambito psicologico e comportamentale, tali casi possono essere spiegati come una conseguenza di un’amnesia involontaria definita amnesia dissociativa.

Amnesia dissociativa: i sintomi

L’amnesia dissociativa è un disturbo temporaneo che si manifesta con uno o più episodi di incapacità a ricordare informazioni importanti che appartengono alla sfera personale. È sempre potenzialmente reversibile, contrariamente, invece, all’amnesia permanente, causata da danni neurologici che impediscono la conservazione o il richiamo delle memorie.

L’amnesia dissociativa di solito si manifesta nelle ore successive a un evento traumatico o stressante, ma può verificarsi anche dopo molte ore o persino giorni.

Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, definisce l’amnesia dissociativa «un’amnesia circoscritta, in cui la persona non è in grado di ricordare cosa è accaduto nell’arco di poche ore». «Sicuramente il papà che il 4 giugno 2013 dimenticò il proprio figlio di 2 anni in auto stava vivendo una forte condizione di stress. Tale condizione ha fatto sì che nel susseguirsi di atti automatici, che presumibilmente esegue ogni mattina, l’evento di accompagnare il figlio al nido sia stato isolato, “eliminato” dalla lista» spiega Mencacci.

Diagnosi e trattamento dell’amnesia dissociativa

Per diagnosticare tale condizione vanno prima di tutto escluse alcune condizioni patologiche, ovvero la presenza di crisi epilettiche, la sindrome dell’amnesia globale transitoria, traumi cranici o l’assunzione di sostanze psicotrope. I segnali di questo disturbo sono svariati: stress e stanchezza sono spesso accompagnati a difficoltà a dormire, a concentrarsi e a ricordare le cose, irritabilità e tendenza ad “agire in automatico”.

Obiettivo principale del trattamento per l’amnesia dissociativa è alleviare i sintomi e controllare qualsiasi problema comportamentale. In tali circostanze, è importante aiutare la persona a esprimere ed elaborare i suoi ricordi dolorosi, a trovare e sviluppare nuove strategie per gestire il problema.

L’approccio terapeutico più efficace dipende dall’individuo e dalla gravità dei sintomi. Il trattamento spesso raccomandato per l’amnesia dissociativa è la psicoterapia e in particolare la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Le tecniche cognitivo-comportamentali, infatti, si sono dimostrate particolarmente utili per il controllo di alcuni sintomi come la gestione dell’ansia e delle crisi d’ira, la ristrutturazione dei pensieri negativi e il miglioramento della comunicazione interpersonale.

Bambini dimenticati in auto: psicologia del fenomeno

Attribuire all’amnesia dissociativa la causa delle dimenticanze in auto di bambini piccoli da parte dei genitori può sembrare un’interpretazione forzata, una giustificazione fuori luogo. Diversamente, giudicare tali genitori irresponsabili o pronunciare la fatidica frase: «Ma come si fa a dimenticare il proprio figlio in auto?» sono interpretazioni che sembrano accettabili. Tali giudizi, infatti, liberano la nostra mente da un pensiero angosciante e difficile da accettare, ossia che siamo tutti potenzialmente a rischio, pensiero che ci renderebbe insicuri e incontrollabili. Un atteggiamento analitico, né giustificativo né giudicante, invece, rappresenta l’unica strategia in grado di far accettare una realtà scomoda: tali dimenticanze potrebbero capitare anche a noi.

Bambini dimenticati in auto: le statistiche

Tra il 2011 e il 2018, in Italia, sono deceduti 10 bambini perché dimenticati in auto dai propri genitori. Negli Stati Uniti i numeri sono ancora più grandi e, a partire dal 1998, è morto in media un bambino ogni 10 giorni. Il triste conteggio, aggiornato al 7 ottobre 2019, è consultabile sul sito www.noheatstroke.org.

Secondo la KidsAndCars.org, associazione statunitense impegnata nella campagna d’informazione e prevenzione, l’87% dei decessi riguarda bambini fino ai 3 anni d’età, e nel 55% dei casi il genitore era sicuro di aver lasciato il bambino al nido, all’asilo o con la babysitter. La dimenticanza di un genitore, in questi casi, anche se può sembrare assurda, il più delle volte è riconducibile non a imprudenza o avventatezza, ma a un “black-out”, che può avere conseguenze drammatiche ed è chiamato, appunto, amnesia dissociativa. Per progettare qualsiasi iniziativa di prevenzione di tali “black-out” bisogna innanzitutto accettare che i genitori dei bambini dimenticati in auto siano persone da aiutare. Tali genitori, infatti, oltre al dolore immenso per la perdita del proprio figlio e al peso di inevitabili sensi di colpa, devono anche subire il discredito di una parte della società che li considera irresponsabili perché capaci di dimenticare un bambino in auto. Per prevenire l’insorgere di ulteriori traumi duraturi, quindi, queste persone vanno assolutamente aiutate.

Amnesia dissociativa: è possibile prevenire?

Analizzando i fatti di cronaca che ripercorrono le storie dei bambini dimenticati in auto, emerge come routine e abitudini radicate portino le persone a compiere gesti automatici che limitano il livello di attenzione. Un cambio di abitudini, infatti, soprattutto se episodico, non comporta necessariamente un maggiore livello di attenzione. Al contrario, quando ad esempio siamo di fronte a una routine consolidata (automatismi giornalieri come la strada da fare per andare al lavoro) e siamo sotto stress, il cambiamento di azioni quotidiane può far dimenticare quello che accade attorno o ciò che si deve fare. Inoltre, un‘analisi psico-sociologica non può prescindere dal fatto che oggi i genitori siano più soli di quanto non fossero i genitori degli anni 50-60. In passato, ad esempio, molte madri non lavoravano, le famiglie erano di tipo patriarcale e si viveva con i propri genitori (i nonni) che aiutavano e ricordavano ai propri figli, neo genitori, le cose da fare. Le coppie di oggi sono senza dubbio più indipendenti dalle famiglie di origine, ma debbono affrontare da sole un maggior numero di responsabilità, e di conseguenza sono maggiormente sottoposte a stress.

Quando gli impegni familiari si sovrappongono alle esigenze lavorative, quindi, diventa importante imparare a chiedere aiuto. In tali casi chiedere aiuto non significa essere degli irresponsabili, o dei deboli, significa essere consapevoli del rischio che comporta il fare tutto da soli, ossia un’irritabilità incontrollata o delle dimenticanze fatali.

Analizzando i casi di cronaca di bambini dimenticati in auto, si possono inoltre riscontrare delle caratteristiche comuni:

  • I bambini sono solitamente molto piccoli;
  • I bambini dormivano durante il trasporto in auto;
  • I bambini erano collocati nell’apposito seggiolino sul sedile posteriore dell’auto;
  • I bambini vengono spesso dimenticati di prima mattina;
  • I genitori responsabili dell’abbandono hanno condotto una giornata del tutto normale dopo aver dimenticato i bambini in auto, almeno sino a un evento “scatenante”, ovvero sino a quando qualcosa li riporta alla realtà del fatto ormai compiuto.

Bambini dimenticati in auto: le cause

David Diamond, professore di psicologia, farmacologia molecolare e fisiologia presso la University of South Florida, dal 2004 studia il fenomeno a livello neurobiologico e cognitivo. Diamond è favorevole all’introduzione dei dispositivi anti-abbandono e ha individuato come causa principale della dimenticanza il momentaneo fallimento della memoria prospettica del cervello. Si dice “prospettica” perché ha il compito di intervenire quando si verificano le seguenti tre circostanze:

  1. Un individuo programma di compiere un’azione;
  2. Tra la progettazione e l’esecuzione dell’azione passa del tempo durante il quale la persona svolge delle attività che non sono legate all’azione che ha in programma di compiere;
  3. Non interviene alcun promemoria che indica all’individuo che è giunto il momento di compiere l’azione programmata.

Per ridurre al minimo queste dimenticanze, il Parlamento italiano, il primo ottobre 2018, ha presentato la legge n.117 – Introduzione dell’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi -, legge approvata il 23 ottobre 2019. I sensori anti abbandono, da installare sui seggiolini, sono obbligatori per chiunque trasporti bambini fino a 4 anni di età. Al di là dei vari sistemi anti abbandono, per evitare di dimenticare il proprio figlio in auto si possono adottare anche piccoli accorgimenti come parlare con il bimbo durante il tragitto, chiamare il coniuge (o un altro parente) per ricordarsi a vicenda del piccolo, o lasciare i propri effetti personali sul sedile posteriore, vicino al bambino.

Strumenti di prevenzione

Per risolvere o perlomeno diminuire i casi di abbandono in auto occorre innanzitutto cambiare atteggiamento e passare dal giudizio al sostegno di tutti i genitori con bambini in età prescolare (quindi sotto i 5 anni). Tale sostegno non può comunque limitarsi alla legge 117 che introduce l’obbligo dell’acquisto di seggiolini dotati di sensori “salva bebè”. In questo caso, infatti, come per l’introduzione delle cinture di sicurezza, occorre agire a livello di cultura della sicurezza. Inoltre, il termine “sostegno” non deve essere inteso esclusivamente in termini di strumenti di prevenzione di incidenti, bensì in senso più ampio. In particolare, secondo la psicologia dell’emergenza, si parla di sostegno sia in fase di prevenzione di un evento critico sia dopo che l’evento si è verificato. Secondo tale accezione, le iniziative che da un punto di vista psicologico possono essere attivate per aiutare i genitori di bambini in età prescolare possono essere di due tipi:

  • formazione finalizzata alla percezione del rischio e dei nostri limiti, e alla conoscenza e condivisione in gruppo delle problematiche legate allo stress;
  • Flessibilità del mondo del lavoro e promozione dello smart working.
Ti piace quello che stai leggendo? Condividilo con chi vuoi!
Tata - Amnesia dissociativa - Facebook

Amnesia dissociativa: genitori inconsapevoli o bisognosi di aiuto?

Condividi su

Lascia un commento

logo tata white by filo
Il cuscino anti-abbandono
fatto da genitori per genitori
Lingua
Lingua

Privacy Policy – © 2020 Filo Srl – All rights reserved Filo Srl – Via Marsala 29 H/I, 00185 Rome (RM) – Italy P.IVA/CF:13008741004 – REA: RM – 1417094 – S.C. € 18.178,83