Bambini emergenza coronavirus

Restare in casa durante l’emergenza coronavirus: e i bambini?

Coinvolgere i bambini nella ricerca del modo migliore per risolvere difficoltà e problemi, permette di rendere i momenti più complicati un’occasione di crescita per tutti

Restare in casa durante l’emergenza coronavirus: e i bambini?

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Bambini emergenza coronavirus
Coinvolgere i bambini nella ricerca del modo migliore per risolvere difficoltà e problemi, permette di rendere i momenti più complicati un’occasione di crescita per tutti

Le difficoltà che le famiglie stanno affrontando in queste settimane di sospensione delle attività fuori casa sono legate a fattori diversi, in gran parte dovuti al clima di emergenza e preoccupazione che coinvolge tutti, grandi e piccoli. Si tratta di difficoltà che possono comparire anche in condizioni di “normalità”, ogni volta che la routine famigliare incontra cambiamenti nei ritmi di vita, nella divisione degli spazi, nell’organizzazione delle attività.
In particolare, a chi si prende cura di loro, i bambini segnalano in modo più evidente e meno controllato il proprio disagio, anche se ognuno reagisce in maniera diversa a cambiamenti di questo tipo con lo scopo di trovare un nuovo equilibrio. E se la ricerca del nuovo equilibrio è un’attività condivisa, i disagi saranno più tollerabili.

Quando i ritmi cambiano

Fin dalla nascita, i bambini hanno la necessità di ritmi regolari e costanti. I primi ritmi del bebè sono legati agli orari della pappa, del sonno, del gioco, del bagnetto e poi, man mano che cresce, se ne aggiungono altri, come quelli della scuola materna, delle attività sportive o musicali e i rituali della notte. Quando questi ritmi cambiano per un motivo qualsiasi, quasi tutti i bambini reagiscono con segnali di disagio: irritabilità, capricci, modificazione del rapporto con il cibo (inappetenza o eccessiva golosità), sonno irregolare e così via.

In queste settimane di emergenza molti genitori hanno dovuto confrontarsi con reazioni di questo tipo e si sono chiesti cosa fare. Spesso è prevalso il senso di colpa quando si sono accorti di “non avere pazienza” e di reagire in modo brusco o in modo “pedagogicamente” poco corretto. Ma non è giusto colpevolizzarsi per questo: i cambiamenti legati alla situazione attuale, infatti, non possono che coinvolgere anche i genitori. Perfino per gli adulti la perdita dei ritmi abituali ha influenze sull’umore, sulla pazienza e sulla disponibilità a “comprendere” le difficoltà del bambino. Non solo. A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione, il timore del contagio, l’incertezza economica e la lontananza dalle persone care (a tal proposito il governo ha istituito un numero verde di supporto psicologico)

Insomma, non bisogna pretendere troppo da se stessi. Il consiglio è quello di provare a riorganizzare al meglio tempi e spazi, anche con l’aiuto dei bambini, e senza aspettarsi che tutto ciò faccia magicamente scomparire malumore e momenti di nervosismo.

Riorganizzare gli spazi

Bambini emergenza coronavirus casa

La maggior parte delle famiglie vive in spazi che non sono adatti a una convivenza prolungata. Anzi, è proprio il contrario: gli spazi individuali in genere sono i più ridotti e solitamente servono per poche ore, per la notte o tutt’al più per i compiti. Si privilegiano, infatti, gli spazi comuni, in cui stare insieme dopo la giornata di scuola e di lavoro.

In assenza di momenti di vita “esterni” si accentua il bisogno di uno spazio protetto, in cui sentirsi liberi di compiere le proprie azioni senza sentire lo sguardo (anche solo immaginario) dei genitori o dei fratelli. La vicinanza obbligata aumenta le occasioni di piccoli/grandi conflitti, e così i suoni e i rumori diventano invadenti, ostacolando il riposo e la concentrazione, e le esigenze di ciascuno si trasformano in prepotenza e mancanza di attenzione per gli altri: «Ma non vedi che papà sta lavorando?», «Devi proprio fare quel videogioco rumoroso mentre tuo fratello è concentrato?», «La smetti di far rimbalzare quella pallina sul muro? Stiamo impazzendo tutti!». Per questo diventa importante creare spazi personali e protetti, anche piccoli, e organizzare gli spazi comuni in funzione delle esigenze di tutti.

L’aiuto dei bambini sarà molto utile per immaginare dove collocare lo spazio delle attività più rumorose (come videogiochi e TV) in modo da non disturbare chi vuole stare in silenzio, e come creare con cartoni e divisori di fortuna un box personale “come nell’ufficio di papà”. Inoltre, con una diminuita possibilità di fare attività fisica, i bambini sentiranno anche la necessità di giochi più movimentati; un eccesso di mobili, o la presenza di oggetti fragili aumenta il rischio di incidenti o di disastri, con conseguenti bernoccoli e sgridate. Meglio provare a liberare un po’ di spazio, e permettere ai bambini di scatenarsi in sicurezza.

Organizzare la giornata e le attività

Per evitare che le attività degli uni infastidiscano gli altri è necessaria anche po’ di organizzazione. Niente di rigido e aziendalistico, ma una suddivisione del tempo in “ore del silenzio” in cui si studia, si lavora o si riposa, “ore delle attività di casa” in cui ci si dedica alla cura della casa e alla cucina, “ore del divertimento” in cui si gioca, si ascolta musica, si canta. Da soli o tutti insieme, tutto ciò eviterà che ogni azione diventi occasione di conflitto o richieda lunghe e faticose negoziazioni. 

Questo vale anche per l’utilizzo delle attrezzature informatiche quando non sono sufficienti per tutti: provare a organizzare dei turni realistici sarà meno faticoso che contrattare ogni volta, con il rischio che alla fine vince chi urla di più. Anche il “chi fa cosa” richiede dei cambiamenti: affidare ai bambini dei compiti legati all’organizzazione domestica può servire sia a evitare la noia “cattiva”, quella che toglie interessi e rischia di far scivolare nell’apatia, sia a consolidare lo spirito di squadra che è indispensabile per far fronte insieme a situazioni difficili.

Due accorgimenti, però: evitare le indicazioni generiche («Dai una mano anche tu. C’è un mucchio di cose da fare in casa, datti una mossa!») e trasformare il più possibile le attività in occasioni di gioco o di attività fisica. Per esempio, usare la musica come accompagnamento per fare le pulizie a ritmo, tutti insieme, uno in cucina, uno in bagno, uno in corridoio. Oppure nominare un “nostromo” che guidi la ciurma nelle pulizie della nave, o lo “chef” che indichi l’esatta preparazione dei cibi. 

Ogni famiglia, poi, ha i suoi riferimenti condivisi: un cartone animato, una canzone, un audiolibro o un personaggio dei fumetti che ha un significato particolare per tutti, può diventare il punto di riferimento nella divisione delle attività e nell’introduzione di aspetti di gioco che coinvolgono grandi e piccoli.


Un’occasione di crescita per tutta la famiglia

Ogni famiglia ha la capacità di affrontare i cambiamenti e le difficoltà che la vita ci mette davanti. Per farlo nel modo meno faticoso possibile è importante non sottovalutare le difficoltà, e tenere presente che ciascuno reagirà in modo diverso, a seconda dell’età e delle proprie caratteristiche. 

Per  i genitori, essere attenti a come i figli reagiscono, non drammatizzare e non sottovalutare i segnali di disagio, cercare di essere propositivi e di coinvolgere i bambini nella ricerca del modo migliore per risolvere difficoltà e problemi, permetterà di fare anche dei momenti più complicati un’occasione di crescita per tutti.

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